PALAGIANO

PROGRAMMA

AMMINISTRATIVO 2012 – 2017 PER PALAGIANO

COALIZIONE DI CENTRO-DESTRA
CANDIDATO SINDACO: FRANCESCO “CICCIO” SERRA

Il clima di incertezza economica nel quale siamo tuttora immersi è stato sottoposto a una molteplicità di letture tendenti tutte a interpretarlo come qualcosa che “doveva” accadere, come se le crisi fossero figlie del caso e dovremmo solo imparare a “governarle” meglio.
Riteniamo che una tale interpretazione delle crisi sia oltre che miope anche irresponsabile; cioè funzionale a una politica incapace di ammettere i propri errori. Con questo atteggiamento non si va molto lontano, si rischia anzi la ripetizione degli errori fin qui commessi e si prepara il terreno a crisi future di portata ancor più devastante.
Solo riconoscendo tali errori la politica può tornare a sperare che i cittadini la guardino non come un male inevitabile, bensì come un’alleata del lavoro che quotidianamente compiono per migliorare la propria condizione e quella delle generazioni future.
Questo discorso vale per ogni livello di governo della “cosa pubblica” e, soprattutto, deve coinvolgere l’istituzione che per prima si rapporta coi cittadini, l’Amministrazione Comunale.
I maggiori errori sono stati lo sperpero continuo di denaro pubblico, la mancanza di trasparenza dell’operare e l’assenza di programmazione.
È puerile voler addebitare ad altri processi, quali la globalizzazione o la speculazione internazionale, piuttosto che i necessari tagli alla spesa pubblica promossi dai governi centrali, responsabilità che essi non hanno. La somma di questi errori ha un nome preciso, malgoverno, e quando si verifica l’unica responsabile è la cattiva politica.
Per queste ragioni il Centro-destra a Palagiano propone un cambio di marcia consistente nel superamento della vecchia e cattiva politica e coincidente con un Programma Amministrativo volutamente sfrondato delle promesse che si usa fare (ai giovani, agli anziani ecc.). Un Programma quindi essenziale, giovane e sincero come il candidato Sindaco scelto per realizzarlo, Francesco Serra.

BILANCIO DEL COMUNE

Ogni discorso di programma che voglia apparire serio non può prescindere da una ricognizione dello stato della cassa comunale; l’ultima Amministrazione ha adempiuto al riconoscimento di numerosi debiti fuori bilancio, ma questo non significa affatto che tali debiti siano già stati pagati. Il compito di pagarli spetterà alle prossime Amministrazioni. Ciò significa che gli anni di “lacrime e sangue” saranno quelli a venire e non, nella maniera più assoluta, quelli alle nostre spalle.
Questo però non deve costituire motivo di sconforto. Esistono ampi margini di ottimizzazione della spesa corrente – lasciata andare a ruota libera negli ultimi anni – e sufficienti spazi di manovra per “scaricare” su altri l’onere di manutenere diversi edifici di proprietà comunale.
Dal lato della riduzione della spesa corrente sarà necessario intervenire in questo senso: 1) Aprire al mercato e alla concorrenza l’affidamento dei servizi, escludendo in massima parte il ricorso agli affidamenti diretti. Non sono più giustificabili, ammesso che lo siano mai state, spese pazze come quelle affrontate per le potature; 2) Mettere in relazione le spese da sostenere per i programmi di assistenza ai bisognosi con quelle necessarie ad assicurare che il patrimonio pubblico non sia soggetto ad atti vandalici e al degrado strutturale che ne compromettano la fruibilità e, oltretutto, siano a loro volta fonte di altre spese. Bisogna ridare decoro al nostro Comune. Termine di cui l’amministrazione uscente non ha mai conosciuto il significato. L’esempio relativo allo stato di abbandono in cui versano i bagni e il verde pubblico è sotto questo punto di vista esemplare. È giusto che chi gode dell’aiuto pubblico restituisca almeno in parte, sotto forma di collaborazione, quanto gli venga fornito; 3) Affidare la gestione di buona parte del patrimonio pubblico ad attività private e associazioni. Consentire e favorire l’apertura di piccole attività commerciali laddove esistono spazi verdi (Villa comunale o ex Asilo delle suore) o affittare alle associazioni locali già attrezzati (Biblioteca, Teatro, Centro “Orazio Santoro”) può assicurare la migliore manutenzione degli stessi e garantire entrate utili a promuoverne l’ulteriore potenziamento; 4) Dismettere tutto il patrimonio (appartamenti e aree edificabili) di competenza del Comune che non sia direttamente utilizzabile per fornire servizi alla cittadinanza. Il Comune non può essere percettore di rendite (peraltro di entità risibile talvolta) il cui utilizzo è delegato alla discrezionalità degli amministratori.

PIANIFICAZIONE E SVILUPPO DEL TERRITORIO

La prossima Amministrazione dovrà farsi carico della mancata pianificazione del territorio e risolvere i gravosi problemi lasciati non solo irrisolti ma addirittura aggravati dalle ultime azioni di malgoverno.
A Palagiano continuano a mancare un Piano Urbanistico Generale (PUG), per averlo sarebbe bastato correggere secondo le indicazioni fornite dalla Regione quello elaborato dalla passata Amministrazione di Centrodestra; il Piano per il Commercio e il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP), adottati solo sulla carta, atteso che andranno incontro a sicura bocciatura da parte degli Organi Regionali preposti ad approvarli; non sono stati mai neppure affrontati un Piano per la Viabilità e il Piano comunale delle Coste; in diversi quartieri è da risolvere la questione della pubblica illuminazione; le strade urbane e le strade di campagna soffrono di scarsa manutenzione e in certi casi abbisognano di rifacimento totale; alcune contrade sono addirittura prive della toponomastica.
Lo sviluppo, anche economico, di un territorio è strettamente legato alla chiarezza normativa e alla buona efficienza dei Piani approntati. Solo così il privato può sentirsi incentivato nell’investimento di capitali, diversamente non rischia di gettare (letteralmente) i suoi danari in quella specie di calderone irrazionale che è diventata Palagiano negli ultimi dieci anni.

AGRICOLTURA

Da molti anni a Palagiano si sente dire che l’agricoltura sarebbe il nostro “El Dorado” inespresso. Non è affatto così, occorre cominciare a dirsi la verità. L’agricoltura palagianese, al pari di quella nazionale, soffre la concorrenza dei Paesi emergenti e, fatto ancor più grave, di quei Paesi avanzati che hanno rinunciato da tempo alle politiche assistenziali.
L’agricoltore deve vedersi riconosciuta la propria professionalità (quando questa esiste) e si deve smettere di guardarla come un residuato economico dei tempi che furono e ormai incapace di correre con le proprie gambe. Non è possibile avere un’agricoltura competitiva se su di essa pesano i carrozzoni di costi previdenziali e impositivi che non hanno eguali al mondo e il veto allo sviluppo tecnologico e scientifico (vedi l’assurda vicenda riguardante gli OGM).
Questi problemi non spetta eslusivamente al Comune risolverli, ma non spetta neppure al Comune propagandare le finte soluzioni proposte da associazioni che, invece di prendere le parti degli agricoltori e diffondere l’idea di una rivoluzione epocale nel loro campo, badano esclusivamente alla propria sopravvivenza all’interno di un quadro stagnante e votato alla sicura implosione.
Evitando accuratamente ogni tipo di demagogia, quel che oggi il Comune può promettere ai suoi agricoltori consiste esclusivamente in un programma di assistenza “politica”, ogni qualvolta gli stessi si trovano a combattere assurde battaglie contro la burocrazia; nel miglioramento delle infrastrutture necessarie a un corretto svolgimento della loro attività, come per la viabilità di campagna, ad esempio; nella mitigazione della pressione fiscale, oggi suscettibile di essere ancor di più inasprita con l’introduzione dell’IMU.

TURISMO

Vista la situazione economica in cui versa il Comune e lo stato di crisi in cui sembra essersi inceppato il Sistema Italia, sarebbe gravemente illusorio indulgere in vasti programmi di sviluppo del turismo. Per forza di cose oggi ci si deve “accontentare” di rivalorizzare (meglio sarebbe dire “valorizzare”, atteso che ad oggi non è stato fatto nulla) l’esistente. Questo significa puntare tutto sullo sviluppo delle nostre zone marine (Chiatona e “Venti”) e su iniziative aventi carattere culturale in grado di richiamare appassionati e visitatori.

LE MARINE

Chiatona e Venti hanno bisogno di essere decongestionate dal traffico automobilistico. L’ottimo, in tal senso, sarebbe la nascita di due parcheggi-auto prima e a ridosso della zona urbanizzata (Chiatona) e della zona a pineta (Venti). Tale soluzione sarà possibile realizzarla delegando a privati l’onere della costruzione di tali parcheggi e, nel contempo, affidando loro l’attivazione di bus-navetta capaci di convogliare verso il litorale bagnanti e visitatori.
Questa soluzione, oltre ad eliminare il rischio sanitario derivante dagli ingorghi automobilistici che si creano in estate, libererebbe Chiatona e Venti dal traffico a motore. Ciò avrebbe ripercussioni positive sia sull’ambiente che sul potenziale commerciale delle due località, uniche nella zona a poter offrire una soluzione di questo tipo. Si chiama “diversificazione dell’offerta” ed è l’unica soluzione capace di rendere una località concorrenziale rispetto a quelle, simili, disseminate lungo lo stesso tratto di costa.
Chiatona, che è già dotata di unità abitative, si trasformerebbe così in polo attrattivo per le attività commerciali, mentre Venti, in cui esiste già una discreta attività di pesca sportiva, potrebbe trasformarsi in centro di richiamo per gli appassionati di tale attività. Sarebbe sufficiente dotarla di poche ma essenziali strutture necessarie al trasbordo in acqua e dall’acqua delle imbarcazioni.

CULTURA

la cultura non può essere trattata come capitolo a sé. Essa non si è mai sviluppata, e tantomeno è nata, per via di decreti. Nasce e cresce spontaneamente laddove si danno le migliori condizioni per il suo fiorire. Queste non consistono in operazioni pseudo-culturali affidate alle mani inesperte di chi può a malapena vantare “titoli” politici, ma in ambienti governati correttamente e in cui la politica non pretende di mettere becco in tutto. Compito della politica e del corretto governare è quello di saper dare valore, a vantaggio dell’intera comunità, a quanto di buono nella cultura si dà spontaneamente.
A Palagiano, per portare un esempio, negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di associazioni che hanno fatto rivivere il teatro e dato forte impulso ad esperienze del tutto inedite nel territorio cittadino (si pensi alla rassegna sui cortometraggi), basandosi esclusivamente sull’entusiasmo e lo spirito di sacrificio fornito dai propri soci. La vitalità e durata di quelle esperienze è dovuta in massima parte alla loro capacità di sapersi dimostrare non dipendenti dagli “aiuti” pubblici. Tutto il contrario è avvenuto invece quando il settore pubblico ha foraggiato manifestazioni effimere aventi carattere propagandistico e niente affatto culturali.
Occorre allora praticare un sano “dare e avere” con cui premiare iniziative che abbiano già dimostrato di sapersi reggere senza aiuti interessati da parte del politico di turno, e capaci di poter dar lustro all’intera cittadinanza. È giusto che la comunità dia, ma in cambio di qualcosa che torni davvero utile a sé stessa.
Occorrerà anche in questo campo abbandonare la via dello sperpero di risorse. Il nuovo teatro è stato “pensato” fuori da ogni logica economica; la sua inefficienza è tale che il suo affidamento gestionale provoca nuove uscite finanziarie. Bisogna pensare a una soluzione, magari il suo utilizzo come sala cinematografica, capace di renderne meno onerosa la gestione.

PROMOZIONE DELLE NOSTRE PRODUZIONI AGRICOLE

da decenni ha acquisito forza l’abitudine di organizzare una sagra del prodotto che caratterizza il nostro territorio, il clementine. In virtù di tale manifestazione, il clementine non è possibile considerarlo soltanto come il frutto di una iniziativa economica; esso è andata via via caratterizzandosi come simbolo di tutta la comunità, ma è giunta l’ora di modificare profondamente una manifestazione che, avendo perso la capacità di promuoverne la commercializzazione, ha assunto un aspetto vago di cui è diventato persino difficile definirne il senso.
La soluzione dei marchi IGP non è mai bastata da sola a lanciare sui mercati i nostri prodotti. L’efficacia di tale soluzione, è oramai verificato, si ha soltanto quando un prodotto ha già conseguito un successo commerciale tale da doverlo mettere al riparo da forme di emulazione e concorrenza scorrette. Non è il caso delle nostre clementine, che hanno ottenuto successi economici in periodi in cui era l’intero settore agrumicolo nazionale a conseguirli.
Esse si identificano però con la storia della nostra comunità; è proprio tale storia che si dovrebbe cercare di vendere insieme alle clementine e agli altri prodotti locali. Per conseguire questo risultato sarà necessario organizzare una kermesse capace di enfatizzare la grande incidenza che hanno sul costume della nostra comunità. A ciò può aggiungersi una valorizzazione continua per tutto l’anno di tutti i nostri prodotti e del nostro territorio, con l’apertura di uno sportello di promozione ed informazione presso la locale Camera di Commercio.

ASSOCIAZIONISMO E SOLIDARIETÀ

Al pari della cultura, neanche l’associazionismo e la solidarietà nascono e si sviluppano per decreto. Abbiamo assistito anche a Palagiano alla nascita di associazioni solidaristiche differenti nel tipo e negli scopi che si prefiggono. Insieme ad associazioni nate spontaneamente sulla base di un ideale condiviso e coltivato in maniera disinteressata, dobbiamo purtroppo registrare anche la presenza di pseudo-associazioni la cui unica ragione esistenziale è stata quella di creare occasioni di “lavoro” per i propri amici e parenti, più o meno mascherate sotto forma di assistenza agli altri.
Fino a quando non sono intervenuti importanti finanziamenti pubblici, l’attività svolta da tali pseudo-associazioni era di fatto inesistente. È allora evidente che la vera opera di assistenza non consiste nel lavoro che i membri di tali associazioni dicono di svolgere a favore del prossimo, bensì nella sottrazione forzosa di una parte del reddito dei contribuenti per favorire il proliferare di iniziative di dubbia utilità e finalizzate a fornire una rendita a chi rifiuta di guadagnarsi da vivere facendo ricorso ai normali mezzi utilizzati da tutti gli altri: l’offerta della propria prestazione lavorativa nel luogo deputato, il mercato.
Deve essere compito del Comune favorire l’associazionismo e l’impegno solidale, ma solo dopo aver effettivamente verificato che l’azione svolta dalle associazioni risponda e dia sollievo a precise esigenze della popolazione amministrata. Pur di creare opportunità di rendite parassitarie, si è arrivati all’assurdo di inventarsi esigenze che la popolazione non ha mai manifestato. Tutto ciò deve cessare.
Dovrebbe destare scandalo il fatto che servizi realmente necessari, quali il Pronto Intervento in una cittadina che difetta di presidi per il primo soccorso in caso di incidenti e malori, oggi sia costretto ad occupare unità abitative poste nel centro del paese (perché sono le uniche abbordabili per i magri bilanci delle associazioni di volontariato) e a sfidare quotidianamente il traffico urbano.
È necessario mettere a disposizione di detti servizi un’unica struttura capace di unificarli, posta in posizione strategica e fornita di ampia area circostante per il parcheggio degli automezzi.

PULIZIA, DECORO E VIGILANZA

Ci era stato assicurato che i problemi riguardanti la pulizia del Paese erano dovuti a una gara vecchia di dieci anni e sarebbero magicamente scomparsi con la nuova. Gli effetti della nuova gara sono ormai visibili e non ci pare che i problemi addebitati alla vecchia siano diminuiti, invero sono aumentati. Siamo nella spiacevole condizione di valutare che il porta-a-porta magnificato dalla precedente Amministrazione è foriero di nuovi disagi, invece di limitare quelli passati. Per i limiti organizzativi che sta denunciando, è facile prevedere che potrebbe essere accantonato senza che possa darsi la conseguente diminuzione dei costi gravanti sulla cittadinanza. Pagheremo, quasi sicuramente, un servizio indifferenziato di raccolta e smaltimento dei rifiuti come se fosse di tipo differenziato!
Impegnare il Paese per ben nove anni a dover sostenere costi ingiustificati e ingiustificabili, è stato forse l’atto più dissennato tra i tanti realizzati dalla passante Amministrazione. Occorrerà, se possibile, rinegoziare con la Ditta aggiudicataria i termini e le modalità del contratto. Senza pregiudicare la legittima aspirazione della Ditta a conseguire il profitto che le compete, bisognerà verificare la possibilità di convertire il sistema di raccolta porta-a-porta con uno, sempre differenziato, di tipo stradale. Questo per evitare che al danno, costo del servizio cresciuto del 50%, possa sommarsi anche la beffa, delle sanzioni previste dalla Regione Puglia per i comuni inadempienti nel rispettare le soglie di raccolta differenziata stabilite per legge. Senza contare i potenziali atti di vandalismo che potrebbero ripercuotersi dinnanzi ad ogni casa per i bidoni lasciati, o a causa del randagismo imperante.
Per contrastare ciò, oltre a quanto detto prima, occorre un servizio di Polizia Municipale che sia sempre presente e disponibile, anche di sera, e che realmente vigili ovunque, ma in primis nelle vie più trafficate, garantendo ordine e disciplina per le strade chiuse al traffico (e non solo per spezzoni di vie al fine di favorire alcuni commercianti). Un esempio per tutti: Viale Stazione, fulcro insieme a Corso Vittorio Emanuele, della attività di passeggio dei cittadini, divenga completamente isola pedonale, o non lo divenga per nulla! La chiusura dello stesso deve avvenire sotto la sorveglianza della Polizia Municipale, che è investita del dovere di garantire l’ordine e il rispetto delle regole (si pensi alla chiusura delle attività commerciali agli orari previsti dalla legge al fine di non arrecare danno acustico ai residenti).
Anche la condizione dell’arredo e dei servizi urbani essenziali è sotto gli occhi di tutti. Bagni pubblici inagibili, villa comunale di fatto inutilizzabile ed in stato di degrado, panchine divelte e manti stradali che definire approssimativi è un eufemismo. Abbiamo spesso sentito rivolgere accuse allo scarso senso civico della popolazione, e questo potrebbe essere considerato accettabile riguardo a bagni, panchine e verde pubblico. Ma quale colpa si può attribuire ai cittadini circa il pietoso stato delle strade o dei marciapiedi? C’è bisogno di rimettere a nuovo questi servizi e preoccuparsi della loro efficace manutenzione.
La soluzione al problema della manutenzione è quella illustrata alla voce “Bilancio del Comune”: correlare cioè la spesa di assistenza con quella manutentiva, da una parte, e trasferire in capo ai privati la cura di quei beni pubblici che oggi sembrano essere terra di nessuno, dall’altra. Il denaro così risparmiato in manutenzione deve essere quanto prima utilizzato per allestire servizi di videosorveglianza degli edifici soggetti a periodici atti di vandalismo, le scuole in primis.

 

Palagiano (Pala'scen o Pola'scen in dialetto) è un comune di 15.938 abitanti nella Terra delle Gravine Joniche in provincia di Taranto denominata anche "Città delle Clementine", per i suoi agrumi.

Il comune di Palagiano fa parte attualmente del Gruppo di azione locale GAL "I luoghi del Mito" e dal 2005 rientra tra i comuni che fanno parte del Parco delle Gravine Joniche.

Lungo tutto il litorale jonico tarantino, vi è un'area protetta la Riserva naturale Stornara più conosciuta come la "Pineta dell'Appia

Nell'Aprile del 1967 il poeta guardando "de visu" Palagiano e i suoi paesaggi in modo particolare Pino di Lenne ebbe a dire:

  « Questo, è un paesaggio omerico della natura, incastonata lungo il corso del fiume Lato e la pineta dell'Appia, esso da sfondi a ricchi racconti d'Odissea.  »
 
(Salvatore Quasimodo)